Il Blues  

Il passato ed il presente dei Mama's Pit. Ovvero il loro ottimo esordio discografico, autoprodotto, di due anni fa che fu accolto favorevolmente da consumatori di musica e critica ("Il Blues n°70)  e  i continui acclamati concerti, anche all'estero, tuttora elettrizzanti, hanno fatto sì che un etichetta discografica gli rivolgesse attenzione. Finalmente! Perchè questa blues/r&b band ligure merita un maggior riconoscimento di quello fin qui maturato. Ben venga dunque l'idea di riunirein un doppio CD le due facce dei Mama's Pit, quella in uno studio di registrazione, con la ristampa del loro primo lavoro con l'aggiunta di due inediti, e quella dal vivo. Due situazioni diverse ma simili per la carica interpretativa elargita da un quintetto che, se non fosse per le loro chiare generalità, potremo pensare essere nati e cresciuti fra Memphis e Chicago. Alessio Menconi chitarra, Federico Basso organo Hammond e piano, Danilo Parodi basso, Salvatore Cammilleri batteria e Barbara Vulso voce. Ecco propio lei, la voce più nera, potente e bella d'Italia, figlia legittima di Etta James e Janis Joplin, stessa ampia e profonda conoscenza per qualsiasi tonalità e sfumatura. Il primo compact (in studio), conta sedici tracce, fra le quali si trovano brevi episodi musicali presi dalla strada, saranno da Beale Street di Memphis? Dall'ex area di Maxwell street di Chicago?. Dopo uno di quegli intermezzi, il via ufficiale è subito esaltante, "Mr. Evil" è il punto più caldo dove si fondono blues e r&b in una colata di sezione elettrica, fiati (di James Thompson) e quel modo di cantare di Barbara ! Il passo rimane sostenuto con "Living In The Ghetto", "The Way You Treated Me" e "Take Me To The River", tra vibranti r&b, dai quali si possono apprezzare le eccellenti doti di ogni singolo musicista. Si cambia registro ed aumenta la sensibilità con "You're Takin' Up Another Man's Place" di Hayes e Porter, una eccellente soul ballad sobria e molto sentita, mentre le dinamiche più blues fanno il loro trionfale ingresso con un breve e naturale appunto di armonica e voce di Johnny Mars in "Jonny Going To..." seguito dal buon blues/soul di "Mama's Pit" e dall'omaggio a B.B.King con una lunga e personale versione di "The Thrill Is Gone", Barbara Vulso ora ci porta sulla strada, dove si anima la vita di tutti i giorni, frenetica, cinica e dove diventa sempre più difficile trovare un pò di umanità anche per chi l'ha sempre elargita, come la grande Janis Joplin. La sua "Mercedes Benz" è rivissuta da una sua encomiabile esibizione, sola con la sua voce, propio là, su di una strada. Miglior tributo non poteva essere fatto ! Da un luogo di transito ad uno di sosta, la piazza di Lugano nell'estate del 1996 per una travolgente versione live di "Little Wing". Le due bonus track "What Should I Do" e "Rock Me Baby", vedono il coinvolgimento del chitarrista Scott Finch. La prima è un blues/rock dalla normale procedura, mentre la seconda è un acustico, Finch con chitarra e voce si prende cura della prima parte, per poi accompagnare Barbara Vulso (bravissima) nella seconda, chiudendo poi insieme. Il secondo CD, interamente dal vivo a Saint Moritz, mostra l'altra faccia dei Mama's Pit, quella sempre espressiva e carica di dinamismo, che trova riscontro in egual misura sia per i lineamenti più marcati dei pezzi ritmici, che per quelli più profondi dagli slow. Sono incontenibili, lontani da orpelli  vocali o strumentali, tutto è all'insegna della pratica e della passione, costringendo il pubblico a calorosi applausi per ognuna delle quattordici tracce. Aprono con lo standard "Let The Good Time Roll", passano ad unblues disinvolto daio tratti contemporanei "Out Of Sight, Out Of Mind", dove più che il canto di Barbara, sono i musicisti da elogiare, per le mani d'oro del chitarrista Alessio Menconi, la bravura del tastierista Federico Basso e la concentrazione esemplare della sezione ritmica formata da Danilo Parodi e Salvatore Cammilleri. Avanti con due pregnanti slow blues "Down Home Blues" e "Hoochie Coochie Woman", seguiti da "Piece Of My Heart", con la grande Janis nel cuore e dal gioiellino di questo dischetto che porta il nome di "Dr. Feelgood", minimalista ed intensa rilettura solo per voce e piano acustico. A metà strada del cd/concerto ci aspetta un travolgente strumentale "Scuttle Buttin' ", nel ricordo del suo autore Stevie Ray Vaughan, poi di nuovo uno slow "The Sky Is Crying", perfetto nella veste che i Mama's Pit gli hanno fatto indossare, usando lo stesso trattamento anche per "Night Time Is The Right Time". Altro pezzo forte è il lungo ed ammaliante slow "I'm Not Ashamed To Sing The Blues". Potremo chiudere qui, ma è doveroso ricordare la chitarra dello special guest Vic Vergeat in "A Good Fool Is Hard To Find". Attenzione, abbiamo trovato il CD dell'anno di blues/r&b in Italia, è doppio ed ha pure una bella confezione.

Silvano Brambilla

 

Musica ! Rock & Altro  allegato "La Repubblica"

Non è la prima volta che una band italiana suona il blues con dignità, accade invece raramente  che la voce, la lacuna più evidente del made in italy applicato alla "musica del diavolo!, tenga il passo con i modelli neroamericani. Succede nel caso dei Mama's Pit con Barbara Vulso, che possiede estensione, calore e  potenza in misura tali da non farla sfigurare con i modelli neroamericani. Nel gioco impietoso dei confronti neppure sfigura il resto del gruppo, che corrisponde all'ultima line-up dei Big Fat Mama, veterani della scena genovese, con Alessio Menconi (collaboratore stretto di Paolo Conte e Billy Cobham) alla chitarra, Federico Basso al pianoforte ed organo Hammond, Danilo Parodi al basso e Salvatore Cammilleri, turnista affermato, dietro piatti e tamburi. L'estrazione jazz dei due ispirati solisti, in particolare, giova all'interpretazione "aperta" del suono, fra r'n'b e rock. Accanto ai pezzi originali scorrono standard pregiati: The thrill i gone, Take me to the river, addirittura Mercedes Benz, della divina Janis ed una versione live della hendrixiana Little Wing. Divertissement allo stato puro - ospiti James Thompson e Johnny Mars - da una band di serissimi professionisti.

Flavio Brighenti

 

Buscadero   

Per una volta, nonostante le apparenze-titoli, etichette nomi delle bands - stiamo parlando di musicisti italiani: però bravi, si usa dire così. Si tratta di un doppio CD, uno in studio e uno dal vivo, ottima notizia al prezzo di un cd. Per informazioni e notizie il cd contiene abbondanti notizie ed informazioni: in breve i Mama's Pit nascono dalle ceneri dell'ultima formazione dei Big Fat Mama e sono Barbara Vulso, una straordinaria voce bianca che per l'ennesima volta sfata la leggenda che i bianchi non possono cantare il blues e il soul, figuriamoci poi se sono italiani (qualcuno ha detto Janis Joplin o Etta James ? Risposta esatta), per controprova sentite "You're Takin' Up Another Man's Place" della premiata ditta Hayes/Porter di casa Stax, in formazione anche Danilo Parodi, basso e Salvatore Cammilleri, batteria (nelle band di Zucchero e Ramazzotti), per sentirli in azione, ottima occasione "Keep Your Head Up" con ampio spazio al sax tenore dell'ospite James Thompson. Chi c'è ancora ? Federico Basso al piano e organo, autore ed arrangiatore di alcuni dei brani originali del gruppo e, naturalmente, Alessio Menconi, chitarra solista (anche nella band di Billy Cobham) : sentiteli assieme nella grande versione di "The Thrill Is Gone", il cavallo di battaglia di B.B.King, da brividi, anche per la grande presenza vocale di Barbara Vulso. E siamo solo al decimo brano del disco in studio: ci sono ancora "Take Me To The River" di Al Green con Barbara Vulso che gigioneggia il giusto come richiede il brano, una versione di "Mercedes Benz" solo voce come da originale di Janis, un tuffo nel passato, 1996 Lugano, una versione dal vivo di "Little Wing" di grande presa emotiva e per concludere due bei bluesoni, "What Should I Do" e "Rock Me Baby", con la partecipazione del compagno di etichetta Scott Finch alla chitarra. Il disco live, Pontresina Svizzera, settembre 2001, è anche meglio: si parte, alla grandissima, con "Let The Good Time Roll" e poi "Out Of Sight, Out Of Mind" di Chris Youldsen (chi ha alzato la mano? Savoy Brown, esatto !), "Down Home Blues", "Hoochie Coochie Woman" (licenza poetica) di Willie Dixon, con la Vulso che strapazza le sue corde vocali e una versione da sballo di "Piece Of My Heart" e alla altrettanto grande (anche di più) Aretha Franklin con "Dr. Feelgood". A questo punto spazio per Alessio Menconi per una versione grandiosa di "Scuttle Buttin' " di Stevie Ray Vaughan e "The Sky Is Crying" del maestro Elmore James. Nel finale sale sul palco anche Vic Vergeat per una bella jam-session in salsa blues. Che dire: però bravi ! La parte dal vivo è da quattro stellette.

Bruno Conti

 

Alias allegato "Il Manifesto" 

C'era una volta la Big Fat Mama, uno dei gruppi più corposi nel Belpaese a caccia di emozioni ruvide ed elettriche di scuola chicagoniana. Qualche anno fa dalle ceneri della Mamma grassona è nato Mama's Pit, progetto trasversale di blues contemporaneo da tenere d'occhio con attenzione. C'è una voce femminile di potenza debordante e assolutamente "nera", quella di Barbara Vulso, c'è la chitarra di Alessio Menconi, che in genere suona jazz o vedete in azione nella band di Paolo Conte, l'organo Hammond al calor bianco di Federico Basso, la ritmica di Parodi e Cammilleri. Per questo disco si sono fatti aiutare dai vecchi amici Johnny Mars, armonicista sopraffino, James Thompson, sassofono di pura scuola rhythm and blues, e dai fiati di un bel numero di ottimi jazzisti liguri: hanno montato il tutto con spezzoni di vita di strada, scambi di battute, citazioni che arrivano da ogni angolo del blues, e il risultato è un disco scoppiettante e vitale come non si ascoltava da tempo: ma meglio ancora è sentirli dal vivo.

Guido Festinese

 

Chitarre    

I Mama's Pit nascono dall'ultima line-up dei Big Fat Mama, gruppo storico del blues italiano. Sotto questo nome, dal '95 li troviamo protagonisti di numerosi blues festival come quello di Arenzano, di Bordighera, di Sanremo. Nel '97 la band decide di cambiare il propio nome in Mama's Pit rinnovando il sound che risulta, ora, una fusione di blues, rhythm'n'blues, soul e jazz, grazie alle esperienze dei nuovi membri. Nuovi appuntamenti a fianco delle band di Roy Roberts e Scott Henderson portano, infine i Mama's Pit a maturare l'esigenza di fissare un loro momento espressivo con il primo cd a loro nome. Le tracce di questo lavoro evidenziano una compagine espressivo-tecnica di alto profilo, e trovano i loro punti di forza nella cantante Barbara Vulso, dotata di una vocalità di rara potenza e di sicuro impatto; la chitarra di Alessio Menconi tutta tesa a regalare ritmiche dal groove pulsante e assoli brucianti, ispirati, apertamente debitori della grande lezione Hendrixiana; la potente macchina ritmica, sempre in sintonia con le variegate lezioni stilistiche che il progetto Mama's Pit va via via esplorando, composta da Danilo Parodi al basso e da Salvatore Cammilleri alla batteria. Ultimo, ma non ultimo Federico Basso, pianoforte ed organo Hammond, fondamentale crocevia dei vari percorsi musicali della band a fungere da faro musicale per tutti gli arrangiamenti del gruppo. Buono l'equilibrio dei pezzi, tutti eseguiti con gran carattere, tra quelli originali e le cover, tra cui spiccano un cameo della cantante "Mercedes Benz" in omaggio a Janis Joplin e, sopratutto, una splendida versione live di "Little Wing" che ha il pregio di essere rispettosa della scrittura Hendrixiana e allo stesso tempo di non tradire la vocazione jazz.soul propia della band di Genova.

Gabriele Longo

 

Jamboree    

Da sempre scettico sulle qualità e le possibiltà degli italiani (e dei bianchi in genere) per la musica del diavolo, con sommo piacere, devo ricredermi. Il primo album dei Mama's Pit, band di Genova erede dei Big Fat Mama, colpisce nel segno: Appena premuto lo start del lettore CD arrivano i brividi. Ottimo l'impatto con la sezione ritmica alla quale non mancano esperienze e collaborazioni: Alessio Menconi (chitarra) con Billy Cobham e Paolo Conte; Salvatore Cammilleri (batteria) con Eros Ramazzotti, Zucchero e Roberto Vecchioni; Danilo Parodi (basso) e Federico Basso (tastiere) con bluesman di fama internazionale. Ma la sensazione di stupore e di incredulità, di soddisfazione e piacere, quasi di dolore ai visceri talmente è stata forte ed inaspettata, l'ho avuta dalla voce di Barbara Vulso. Già una volta avevo avuto un'esperienza simile (ascoltando per la prima volta la bella e brava Angela Tancredi dei Fare Soul, nella quale riconobbi Lorraine Ellison) e non avrei mai creduto che si potesse ripetere; la somiglianza, sia nella timbrica che nell'estensione, della voce di Barbara con quella di Diane Shurr è impressionante. Altre caratteristiche importanti di questa giovane cantante genovese sono la pronuncia e l'accento angloamericano che raramente raggiungono questa perfezione ed anzi si fermano ad un livello più maccheronico. Ottimi gli arrangiamenti delle cover fatti da Federico Basso; consistente e frenetica la sezione fiati ospite; affascinanti i cori di Cristina Usai, Samantha Fasciolo ed Esther Carlucci (dal momento che anche l'occhio vuole la sua parte cercate le loro foto nel booklet). Ma la vera bomba in questo album sono i cinque brani originali scritti dai Mama's Pit; niente di scontato o banale o copiato, ma del r'n'b caldo, sanguigno, passionale alla maniera di Muscle Shoals (Mr. Evil, Living In The Ghetto, The Way You Treated Me, Keep Your Head Up, Mama's Pit). Interessante sia la scelta delle cover che il loro arrangiamento: "Little Wing" di Jimi Hendrix in versione live, "The Thrill Is Gone"... Un album ed una band che devono servire da esempio, e non solo in Italia, per la loro serietà e professionalità.

Franco Rubegni

 

Il Blues    

 

Sorta sulle ceneri dei genovesi Big Fat Mama, il gruppo storico del blues italiano, la r&b band dei Mama's Pit, dopo parecchi anni di gavetta e di esibizioni tenute nei più importanti club e festival dello Stivale, approda al suo primo compact, logicamente (vista la cronica diffidenza delle case discografiche per i prodotti non collaudati...) "autoconfezionato". Senza ombra di dubbio, punto imprescindibile e perno centrale dell'insieme è la presenza di  Barbara Vulso, giovane epigona delle ruspanti e mitiche Janis Joplin ed Etta James, dotata di una vocalità cangiante e poderosa, unita ad una capacità naturale di domare e modellare, con innata versatilità, le espressive tonalità ed i raffinati chiaroscuri del suo patrimonio. Abbellisce e contorna la sua pregnante eloquenza, un drappello di validissimi musicisti, e cioè il poliedrico tastierista Federico Basso, il pulsantemetronomo del batterista Salvatore Cammilleri, il basso penetrante e funky di Danilo Parodi, ma sopratutto i fraseggi, ora blues, ora jazzy, ora Hendrixiani, ma sempre solari e mordaci, della chitarra di Alessio Menconi, senza dubbio uno dei migliori strumentisti della "ritmica"oggi in circolazione, non solo nel blues (nota è la sua costante presenza nell'orchestra di Paolo Conte, oltre a varie esperienze jazzistiche). Avvicendati da bozzetti e schizzi metropolitani di vita quotidiana e non, i brani del dischetto "partono" con uno shuffle  elegante e raffinato, "Mr. Evil", composto dai Mama's Pit stessi, con i fiati del sassofonista Stefano Guazzo e gli assoli vibranti di James Thompson, sax.-man di Zucchero, qui in veste di "ospite". Da temi texani si passa ad una serie di ribollenti ed asprigni errebì di tinte sudiste, da "Living In The Ghetto" (Menconi-Mars) a "The Way You Treated Me" (Basso-Vulso), da "Keep Your Head Up" (Menconi-De Benedetti) a "Take Me To The River" (Al Green-Hodges), tutti di notevole spessore; vi si esaltano l'ottimo pianismo di Federico, una sezione ritmica senzan sbavature, le brave coriste Esther Carlucci, Samantha Fasciolo e Cristina Usai, oltre all'ancia fremente di James. Nel mezzo, troviamo lo splendido lento dalle venature soul-gospel di "You're Takin' Up Another Man's Place" (Hayes-Porter), il breve ed intenso acquarello acustico abbozzato dalla lirica armonica di Johnny Mars, altro special guest. Il soul-blues più blando di "Mama's Pit" (Basso-Vulso) ed una sensuale e delicata rilettura di "The Thrill Is Gone", grande hit di B.B.King. La cover a cappella della bravissima Barbara di "Mercedes Benz" (J.Joplin) e la versione live, Lugano estate del '96, di "Little Wing" (J. Hendrix) chiudono un cd più che valido e che mette in mostra, se siete stati attenti agli autori dei pezzi, anche una non trascurabile vena, in tal senso, dei Mama's Pit.

Ennio Fognani

 

Booklet Intro  

Se fossero nati a Memphis e dintorni sarebbero famosi. Purtroppo, per loro s'intende, sono italiani. E' forse più facile dire ciò che non sono che non ciò che sono. Non sono di primo pelo: Non sono degli esordienti. Non vendono la propia musica per uno spot. Non sono degli illusi, convinti che diventeranno famosi suonando ciò che amano. Ma chi sono allora i Mama's Pit ? Sono un gruppo che ha un pregio enorme. Quello di portare avanti con onestà d'intenti e profonda convinzione un discorso musicale che, iniziato negli anni  '80 quando alcuni di loro militavano nei Big Fat Mama, riunisce, senza mescolare, le diverse anime della musica neroamericana. Interessante è infatti  la poliedricità degli interessi musicali della band e dei suoi componenti, disposti, fattore questo non sempre presente in altre compagini nostrane, ad esporsi ad esperienze con artisti dalle diverse concezioni, da Johnny Mars a Mike Stern, non tanto per aggiungere i loro nomi al propio curriculum quanto per apprendere dagli altri con umiltà. Se sinora abbiamo parlato dei Mama's Pit come di una entità astratta, riteniamo giusto, prima di illustrarvi ciò che musicalmente è contenuto nei due cd che vi apprestate ad ascoltare, dare al gruppo la consistenza umana che gli appartiene. Partiamo dalle doti vocali di Barbara Vulso (senza per questo fare torto alla sua presenza scenica ed interpretativa), che la configurano come "...una giovane epigona delle ruspanti e mitiche Janis Joplin ed Etta James" (Fog, "Il Blues" n°70, pag.26), al cui fianco agiscono, quale supporto e valorizzazione, la sezione ritmica compatta e mai rumorosa di Danilo Parodi (basso) e Salvatore Cammilleri (batteria), le tastiere eclettiche di Federico Basso e la chitarra di Alessio Menconi, nelle cui sei corde convivono l'anima di Eddie Lang e quella di Jimi Hendrix. Da questo alambicco umano esce un distillato sonoro che riflette le singole componenti, blues, rhythm & blues, soul, swing, jazz, senza negare nessuna e senza permettere nel contempo che l'una soffochi l'altra. Dopo questa lunga premessa, un cenno anche alla scelta del produttore che, per fornire un quadro più completo delle dimensioni in cui il gruppo agisce, ha dato vita a due compact dedicati rispettivamente al lavoro in studio ed a una esibizione live. Per quanto riguarda il primo, si è pensato di recuperare il loro disco d'esordio, di cui non possiamo, e non dobbiamo più che altro, dimenticare l'eccezzionale "Mercedes Benz" eseguita a cappella da Barbara Vulso, come pure la soffusa ed intimistica versione di "The Thrill Is Gone", la potente "Living In The Ghetto" ed il loro gusto compositivo in "The Way You Treated Me". Il tutto è stato implementato con due brani che vedono la presenza di Scott Finch, che si conferma artista di razza nella superba versione acustica di "Rock Me Baby" in cui lascia lo spazio anche ad un duetto vocale con la strepitosa Vulso. Le registrazioni dal vivo, realizzate a St: Moritz in Svizzera, rivelano altre qualità della band. Infatti, a parte la presenza in due pezzi di Vic Vergeat alla chitarra, ciò che stupisce, e che smentisce quanto affermato da molti altri musicisti che li reputano non proponibili, è la presenza di ben cinque slow che permettono alla band di dimostrare sicurezza e convinzione nei propi mezzi, ed alla "solita" Barbara Vulso di esprimere al meglio il feeling che la anima. Non possiamo a questo punto sottacere della cover lentissima di "Dr. Feelgood", interpretata magistralmente in duo da Barbara assecondata dal solo piano di Federico Basso, o del blues sospeso sulle corde della chitarra di Alessio Menconi per i quasi otto minuti di "I'm Not Ashamed To Sing The Blues". Cose d'altri tempi ! Se fossero nati a Memphis...

Marino Grandi

 

Rockerilla   

Una formazione di grande esperienza, con profonde radici nella black music, eppure nata in Italia... Mama's Pit traggono la loro ragione d'essere dal blues, che molti giudicano sempre attuale, di certo intensamente umano e ricolmo di feeling. Esordiscono con un doppio CD live & studio per la Horizons, "Rush Hour" e vantano una cantante, Barbara Vulso, che ama Janis Joplin (ascoltate l'accorata interpretazione di "Mercedes Benz") e può permettersi un intrigante duetto con il veterano Scott Finch nella sussurrata versione acustica di "Rock Me Baby". Il repertorio è fondato su covers (da Hendrix a Vaughan, da Willie Dixon alla Franklin), e se questo può apparire un limite, è invece motivo d'orgoglio per i puristi. Di certo la rilettura dell' hendrixiana "Little Wing", è tutto fuorchè scontata... Nel CD dal vivo, registrato a Saint Moritz, appare Vic Vergeat, altro incorruttibile del rock-blues, riscoperto da Akarma.

Beppe Riva

 

Just Like a Woman  

 

Partecipare  ad una serata dei Mama's Pit è a mio parere un'esperienza unica. E credo, con ciò di esprimere il giudizio delle molte persone che fra il pubblico genovese e italiano seguono ormai da anni la carriera di questo act. Non solo dunque il giusto tributo al quintetto che ha fatto del blues (e non solo) la sua carta vincente. Non è da poco seguire con coerenza e caparbietà uno stile avaro di facili successi, non incline a scendere a patti con le grandi folle, all'apparenza rigido in uno schematismo di tre accordi e dodici battute che ha però segnato inesorabilmente la musica popolare almeno degli ultimi cinquant'anni. Il blues è qualcosa di inafferrabile, sempre un po più in là del nostro pensiero, eppure capace di abbattere confini e distanze temporali inconcigliabili; per molti è in qualche modo una filosofia di vita, un modello che rimanda alla storia della schiavitù, delle piantagioni, che richiama l'umido caldo soffocante di New Orleans e le paludi del delta del Mississippi: chilometri di torbidi meandri che via via incrociano stili diversi e strumenti poveri, in un rimando continuo con la tradizione spiritual, il jazz e il blues appunto, tutte  filiazioni del canto di lavoro e sulle propie radici strappate. Nessuno stupore nel trovare ancora oggi, in un epoca apparentemente ben più civilizzata, qualcuno che ancora creda nel valore di una musica votata alla manifestazione più aperta e sincera del proprio vissuto e all'affermazione del sé, in evidente antitesi con il regime dell'effimero e dell'impersonale in cui oggi ci troviamo.  Ciò che in definitiva risulta evidente è il "senso secondo"  residente non nel semplice intrattenimento, ma nell'attitudine di "crooner" che il musicista blues possiede. Si è detto partecipare ad un esperienza, in cui il pubblico non riveste la posizione di semplice spettatore, ma interagisce con il messaggio proposto dalla musica, si immedesima, viene coinvolto nelle vicende narrate e, infine, trae da esse un arricchimento personale. Tutto in una atmosfera di condivisione in cui il confine della ribalta viene sistematicamente abbattuto. I Mama's Pit riescono appieno in questo processo, pur non rinunciando ad una ricercatezza di stile e ad una cura per certi versi filologica del repertorio: sono musicisti molto preparati, ma il loro virtuosismo mai fine a se stesso non scalfisce l'immediatezza del messaggio, che anzi viene cesellato in un vasto campionario di letture nei confini ideali della musica black in genere. Lo scorso 9 marzo si sono esibiti al TKB di Varazze - SV con un'ora e mezza di grande suggestione, in cui hanno ripercorso a grandi linee i passi della loro carriera con un occhio di riguardo verso l'esperienza dei Big Fat Mama, gruppo di cui sono l'ideale prosecuzione e all'ultimo lavoro in studio. La formazione non ha visto avvicendamenti negli ultimi anni a tutto vantaggio dell'affiatamento: sono una piacevole conferma le ritmiche di Salvatore Cammilleri e Danilo Parodi, la chitarra di Alessio Menconi (con reminescenze sempre più marcate verso l'indimenticabile Stevie Ray Vaughan) i contrappunti jazzy all'organo Hammond di Federico Basso e, su tutti, l'interpretazione vocale dilagante e ineccepibile di Barbara Vulso. Dopo una breve introduzione, è subito il blues di "Mr: Evil", brano firmato da tutto il gruppo, che si apre in velocità e che suggerisce da subito quell'ideale di condivisione e compartecipazione di cui si è discusso. Il pubblico non immune all'impatto  di queste sensazioni si lascia contagiare volentieri e si prepara ad una ininterrotta carrellata di brani più o meno recenti, per lo più originali e intervallati da qualche standard ad effetto; spiccano: "Keep Your Head Up", "The Way You Treated  Me",  "Living In The Ghetto", tutti a firma del gruppo, e la soffusa "The Thrill Is Gone" . La voce è sempre proiettata in avanti e non possono essere che apprezzati gli interventi solisti di chitarra e tastiera molto spesso improvvisati e spostati verso territori jazz, in un crescendo che culminerà con climax finale ottimamente congegnato; i Mama's infatti scaldano ancora gli animi con il celebre inno rock "Take Me To The River", per lasciare le scene alla sola Vulso che si cimenta in un cameo "Mercedes Benz" in omaggio alla sua più importante ispiratrice: Janis Joplin. Sarà invece con le note inconfondibili di "Little Wing" che il gruppo chiuderà infine la serata; non poteva che esservi scelta migliore (e intimamente auspicata), benchè prevedibile: non importa l'emozione ha definitivamente il sopravvento.

Roberto Lo Crasto

 

Musicbox     

Negli ultimi tempi sono uscite quattro scintillanti produzioni per la Horizons, sottoetichetta della Comet Records creata per realizzare musica raffinata e di qualità... Tra gli acts di punta del Torrita Blues Festival 2002 - svoltosi la scorsa estate nell' hinterland senese - vanno segnalati i Mama's Pit, protagonisti di una travolgente Comet Records All Stars Night insieme agli ensamble di Mike Onesko e Vic Vergeat saliti sul palco per una calorosa jam-session. Il quintetto potrebbe sembrare la solita band americana del settore ma in realtà è composta da musicisti italiani con una lunga esperienza alle spalle. Il gruppo nasce alla fine degli anni Novanta dalle ceneri dei Big Fat Mama, attivi sin dalla decade precedente con apprezzabili risultati. Nell'attuale line-up spicca l'energica voce di Barbara Vulso e l'inconfondibile organo Hammond di Federico Basso agilmente sostenuti da Alessio Menconi alla chitarra e dalla potente sezione ritmica guidata da Danilo Parodi (basso) e con Salvatore Cammilleri alla batteria. Rush Hour è un doppio CD dove trovano posto nella prima parte, incisione effettuate in studio, e nella seconda episodi ripresi dal vivo. Inizialmente i Mama's Pit si cimentano in eleganti rivisitazioni di B.B.King (The Thrill Is Gone) e Al Green (Take Me To The River) insieme a brani originali come la grintosa Keep Your Head Up. Si scatenano poi nella live side al suono delle inossidabili Let The Good Time Roll e Hoochie Coochie Man coinvolgendo il pubblico sulle note di A Good Fool Is Hard To Find di Albert Collins e Little Wing. Graditi special-guest nell'occasione Vic Vergeat e l'immancabile Scott Finch... I quattro compact-disc sono disponibili in una elegante versione jewel-box con booklet arricchito da accurate note biografiche e foto.

Paolo Ansali

 

Shine    

 

Seventh edition of "Skopje Blues & Soul Festival" which took place  on July 1st and 3rd in "Colosseum", nice outdoor venue in City Park, has proven once again its credibility among blues lovers as respectable event in global familyt of world blues festivals. With partecipation of artists from USA, Italy, France, Russia and Macedonia, festival offered   various layers of blues segments which created positive vibes in the audience which came in large numbers when blues called! ...

...Italian band "Mama's Pit" had the honour to close this year's festival and they did it in style!   The band had the audience jumping and asking for more with their brand of blues including classic blues an R&B material, some Stevie Ray Vaughan stuff, a couple of funky pearls, some rock memories of Janis Joplin and good vibrations in general which were greeted with excitement of music lovers. Five excellent individuals featuring excellent guitar player Alessio Menconi and exceptional vocals of Barbara Vulso made a party to remember. Barbara really tore the place apart with her performance which included material road-tested throughout countless European gigs.Perfect ending of a festival which   has maintained its tendency of prosperity that says we can expect more exciting blues happenings in the near future!

Vasja Ivanovski

 

Alligator Records     

"They have a strong ensamble feel and the guitarist and the keyboard player can solo very well, with a lot of shading and intensity... I liked the thing the vocalist did... Her quality is very bluesy and she has a big voice with good pitch control and feeling... I enjoyed the quality of this CD quite a lot. There are good dynamics, lot of textures, a good drummer, some nice gospelly vocals, ambitious big production, generally good sound..."

Bruce Inglauer

 

Juke Blues     

 

"... I enjoyed it very much. I was impressed with Barbara's bluesy voice and the tight support given to her by an excellent band. James thompson adds that extra width on tenor sax. A good mix of material, too. I particulary enjoyed " You're takin' up another man's place" and "Keep your head up"... "

Ray Ellis

 

                                                            

RAI 3    

 

"Quando Janis Joplin è morta, Barabara Vulso non era ancora nata, ma la ricorda in un modo impressionante. Una sfida difficile anche perchè il brano Mercedes Benz è eseguito in perfetta solitudine propio come faceva Janis. Barbara Vulso è la voce dei Mama's Pit, già noti in passato come Big Fat Mama, un marchio del blues italiano, una formazione di alto livello che si trova a suo agio sia con gli standard della musica nera, sia con le elaborazioni alla Steve Ray Vaughan. Ma il gruppo, Alessio Menconi alla chitarra, Federico Basso alle tastiere, Danilo Parodi al basso e Salvatore Cammilleri alla batteria, ama le sfide e ama le icone del rock, dopo Janis Joplin, anche il Jimi Hendrix di Little Wing. Una bella serata di musica per il pubblico che ha sfidato l'afa africana dell' Arena di Arenzano, per i genovesi la prossima occasione per ascoltare i Mama's Pit è il 13 agosto nel Porto Antico"

Sergio Farinelli

 

Il Secolo XIX  

 

"...a Sori, in una serata infastidita dalla pioggia, i Mama's Pit hanno aperto lunedì scorso il primo blues festival con un piacevolissimo concerto. Barbara Vulso ha portato nella formazione ligure una vocalità di rara potenza e di sicuro impatto, spazia tra rhythm and blues, soul e spiritual con spavalda sicurezza, conduce lo spettacolo con vera simpatia. La sua solarità permette ad Alessio Menconi di scegliere atmosfere anche molto diverse. Quando il chitarrista, tanto eccellente sulla scena jazz italiana da avere vinto già due anni fa il selettivo e prestigioso concorso chitarristico intitolato ad Eddie Lang, entrò nei Mama's Pit mostrava il piacere di lasciarsi andare tra blues e rock, adesso ne è il perno e spazia tra espressioni sempre diverse. regalando sostegni ed assoli brucianti ed ispirati, ricordando talvolta che il maggiore bluesman moderno è stato Jimi Hendrix. Ma la formazione vive sopratutto della sua ottima compattezza generale, cui partecipano assai bene anche Federico Basso, tastiere, Danilo Parodi, basso, e Salvatore Cammilleri, batteria..."

Michele Mannucci

 

International Blues Women              

     

"One of the things i like best about doing this web site is the opportunity to meet so many wonderful women of the blues around the world. Barbara Vulso of Genoa, Italy is one of those women! The blues is alive and thriving in Italy, Barbara, the lead singer of the blues band Mama's Pit, is one of the new breed of hot singers keeping the blues alive. I was happy to get the chance to speak with her and learn more about the blues scene in Italy..."   

Lea Gilmore       

 

 

Freeway Magazine        

          

 

Non capita tanto spesso di recensire un disco il cui autore è anche lettore di Freeway. Non è solo per questo motivo,tuttavia.che vi segnaliamo “Rush Hour” dei Mama’s Pit, perché ci siamo ritrovati fra le mani un doppio CD di ottimo rhythm’n’blues. In formato esportazione, per giunta: copertina rigida, libro ricchissimo di foto, note e testi in inglese. Mi dispiace che i Mama’s Pit siano italiani, perché se fossero di Chicago ora sarebbero delle star internazionali. Lasciano il segno grazie alla voce calda e decisa di Barbara Vulso, un efficace ibrido di Janis Joplin, Etta James e LaVern Baker. I Mama’s Pit non compaiono dal nulla: sono la spin-off ligure dei Big Fat Mama, una delle più longeve e popolari blues band italiane. Fra gli altri, hanno collaborato con artisti neri del calibro di Billy Cobham, Jackie McDuff e Johnny Mars. Il doppio CD è diviso fra studio e live, dove si esaltano rispettivamente l’eccellente valore degli strumentisti e il suono caldo e ruvido che sanno trasmettere. Qualche pezzo originale, molte cover e la speranza fortissima di ascoltare il loro rock-blues dal vivo nei raduni italiani del 2205.

 

Paolo Sormani

 

The Yelbaev Tribune

 

Quite simply and without word mincing, the Italian blues band showcases its quiet competence — even more so onstage than when in studio, left to the mercy of sound producer and its digital wiz machinery. Rather a large venue, Colosseum is semi-lit on the night (to reflect the hanging Yugoslav gloom) which – considering same «economy» in stage production (not a guard to be seen around) – leaves all impetus entirely to the performing act. The quintet are far from jumping on the occasion to bulge themselves. They keep as nonchalant as their sound is pro, from the word go. Not a note to offend an ear, not a lick to flounder, not an instrument to dominate here. Together they put out fat solid sound which is «pinnable» to neither — not the articulate drummer nor the bulby undercurrent Yamaha keys, nor to literally punctual bass — nor to the Mama’s sultry vocals, for that matter. She’s got to frontstage, though, readily reminiscent of Mama Cass’s, Aretha Franklin’s and Joplin’s antics and in so doing offsetting Anastacia’s formalism. «Out Of Sight Out Of Mind» turned out NOT a Shocking Blue number – which’d probably worked out good for variety’s sake, but the band does wax soft on Hendrix which in this case happens to be «Little Wing», a closer. They inflate the thing tripping with pure jazz – and it adds poise to Hendrix (whereas rockers tend to add squalor). In short, gratifying staid appearance of a show.

Vladimir Yelbaev

 

 

 

Out of time  

 

 

Che il blues di qualità non provenga solo dall'Inghilterra e dagli USA, ma che possa essere anche italiano, lo dimostrano i Mama's Pit. Sono la derivazione dei Big Fat Mama, band che ha calcato le scene europee per parecchi anni, e che, oggi, è sciolta definitivamente. Barbara Vulso, cantante dalla voce possente, è il fulcro dei Mama's Pit, e, con lei, altro pilastro della band è il valido chitarrista Alessio Menconi, esperto sessionman che ha anche collaborato all'ultimo cd di Billy Cobham. Completano i Mama's Pit il bassista Danilo Parodi, il batterista Salvatore Cammilleri ed il tastierista Federico Basso. "Rush hour" cavalca il blues ed il rhythm 'n' blues con classe, e Barbara fa sfoggio della sua eccellente voce, perfetta per questo tipo di sound. La Vulso, per essere una singer bianca, non ha nulla da invidiare alle cantanti di colore, sia per potenza di voce, che per forza interpretativa. "Rush hour" è un doppio cd a prezzo speciale, e contiene un disco di studio, ed uno live, e da la possibilità all'ascoltatore di notare le differenze del sound dei Mama's Pit tra le live performances e le registrazioni in studio. Nel primo cd i momenti migliori si evidenziano quando i Nostri si cimentano con i classici quali "Rock me baby", "Take me to the river" (strepitosa) e "The thrill is gone". Dal vivo, i Mama's Pit sprigionano tutta la loro forza prorompente, e questa live performance, si fa decisamente piacere per irruenza ed un sound trascinante. Si cimentano con canzoni originalmente eseguite dai maestri del blues USA, quali "The sky is crying" di Elmore James, "Shuttle buttin" di Steve Ray Vaughan, "Out of mind" dei Savoy Brown, "Hoochie coochie man" di Willie Dixon e "Piece of my heart" di Janis Joplin. Il risultato è ottimo.

FABIO NOSOTTI

 

Music Stack   

 

Superb band from Italy, who lives in USA, with a fine blend of blues, rhythm 'n' blues, soul and jazz. Vocalist Barbara Vulso have an extra ordinary powerful voice which she uses to the maximum.

 

 

Amazon  

 

The good, the bad and the ugly blues

The 30 track 2 disk lush digipack package on the quality-alerted Italian label feels as rich as anything... that is,as the U2 I recently reviewed. Smaller performers and companies can't afford to compromize or let listener go -- and that's the case, exactly. Sir, the Aretha Franklin doubler, this Mama Barbara Vulso delievers like she's got nothin' to worry about, cunningly managing the "Mercedes Benz" and her very own "Hoochie Coochie Woman". I rated guitarist Scott Finch the best in 2004, and here he is on 2 tracks - virtually indiscreet among the seasoned lineup of resurfacing just-about's. If you ever lent ear to the boogie-blues - go for this one... and remember me.

 

Mama's Pit / Rush Hour / Rocket, хРЮКХЪ, 2CD

 

╚оСПКЕЦНБЯЙХИ╩ ХЛОНПР МЮ ╚СГЙНЛ╩ ХРЮКЭЪМЯЙНЛ КЕИАКЕ ФХБН МЮОНЛМХК СОЮЙНБЙС
U2, МН РНР МЮЯРНКЭЙН ФЕ ОКНУ ЛСГШЙЮКЭМН, МЮЯЙНКЭЙН ЩРНР УНПНЬ БН БЯЕУ
ЯЛШЯКЮУ. бНЙЮКХЯРЙЮ ДЕКЮЕР ЛМНЦН АКЧГНБ Х АСЦХ ОНД НВЕМЭ-НВЕМЭ МЕБНГЛСРХЛШИ
ХМЯРПСЛЕМРЮК, Х ДЮФЕ МЮ ╚Mercedes Benz╩ Х ╚Hoochie Coochie╩ ДЕПФХРЯЪ
ОН-ЙКСАМНЛС, МЕ ОШРЮЕРЯЪ БШДЕКХРЭЯЪ, ЙЮЙ МЮЬХ ЦПСООШ Я РЕЛ ФЕ ЛЮРЕПХЮКНЛ,
МЕХГЛЕММН. цНЯРХР яЙНРР тХМВ, МН РНФЕ ЯРПНЦН Б ПЮЛЙЮУ ЯНЯРЮБЮ, Ю МЕ ЙЮЙ ╚МЭЧ
уЕМДПХЙЯ╩.

 

Vladimir Yelbaev

 

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